Porto Santo Stefano, Fortezza Spagnola, Mostra "Memorie sommerse": anfore dal relitto arcaico di Giglio Campese
Anfore, coppe, calici, brocche: nei fondali del Mediterraneo, tra i flutti e le maree, si nascondono molte tracce dei contatti che avvennero tra le popolazioni che si affacciavano su questo mare. Frammenti di storie e di vite che si incontrarono e si incrociarono e attraverso le quali possiamo cercare di ricostruire viaggi, speranze, abitudini, gusti e consumi.
Una di queste è quella dell’aristocratico mercante di Samo che, agli inizi del VI secolo a.C., ebbe in sorte di naufragare con la sua nave al largo dell’Isola del Giglio. Gli oggetti che, dopo svariate tappe di carico e scarico, si trovavano ancora sulla sua nave, sono stati recuperati all’Isola del Giglio, nella rada del Campese e ci raccontano molte cose.
Questo mercante probabilmente partì da Samo con l’idea di fare dei buoni affari vendendo e comprando, lungo la sua rotta, molte merci. Avrebbe venduto, o scambiato con altri oggetti, il vino pregiato della sua terra nella colonia greca di Marsiglia e in Etruria, dove i buoni vini erano sempre apprezzati.
Una delle tappe fu Corinto, per caricare balsamari con oli e unguenti profumati, che piacevano molto agli Etruschi che ne facevano dono alle loro donne. Lungo il tragitto, che lo vide passare anche dalla Sicilia, si fermò a Vulci, dove acquistò numerose anfore di vino, anch’esso molto apprezzato a Marsiglia. E insieme alle anfore caricò anche coppe, calici e brocche, oggetti che avrebbero trovato posto sulla tavola di qualche aristocratico greco di Marsiglia. Acquistò anche molto metallo: pani di rame e lingotti di piombo, forse troppo, e così la sua nave, a causa di un eccessivo carico o di un incendio naufragò nella baia del Campese.
Anfore, coppe, calici, brocche: nei fondali del...