Un’imponente cinta muraria in opera poligonale. E’ lunga 1,5 km ed è munita di 17 torrette di avvistamento. E’uno dei resti più antichi della città di Cosa, colonia fondata nel 273 a.C., uno dei simboli della guerra di conquista che i Romani, a partire dall’inizio del IV secolo a.C. (è del 396 a.C. la caduta di Veio, la prima città etrusca a cadere sotto i colpi dei Romani) condussero contro i territori etruschi. Dopo Roselle nel 294 a.C. e Tarquinia nel 281 a.C., nel 280 a.C. è Vulci ad essere conquistata.
Nel giro di venti anni, l’Etruria non esiste più come potenza peninsulare. Dopo la distruzione delle città nemiche con conseguente confisca del territorio circostante, erano la stipula di trattati di alleanza, molto spesso iniqui per le città superstiti, e la fondazione di colonie gli strumenti utilizzati dai Romani per mettere in atto e mantenere il loro piano di conquista.
E Cosa, fondata nel territorio di Vulci, rappresenta un esempio tipico di colonia. Si pensa dapprima alle mura, per difendere la nuova città, una piccola Roma, e creare una fortezza pressoché inaccessibile dalla quale si possa tenere sotto controllo il territorio conquistato e avere, in questo caso, anche un avamposto per fronteggiare minacce provenienti dal mare.